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UN CASO UNICO IN ITALIA
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La sigla SPDC in genere sta per Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura che è una sorta di pronto soccorso per sofferenti psichici in crisi acuta. Ma nel SPDC di Benevento non è tanto la cura dei pazienti, quanto altri episodi che hanno portato il reparto alla ribalta della cronaca facendolo diventare un caso unico in Italia.
E’ l’unico, infatti, che ha visto centinaia di cittadini scendere in piazza indossando lenzuoli bianchi per ribellarsi agli interessi economici e politici che tuttora ne minacciano l’esistenza.
E’ l’unico reparto psichiatrico che ha ospitato un camorrista per oltre 2 mesi il quale ha continuato la sua pratica estorsiva dall’interno del reparto dove riceveva le sue vittime: e ancora non è stato individuato il responsabile di questa “anomala degenza”.
Inoltre, in questo reparto vige da tempo un clima di conflittualità che nessuno si è preso la briga di ricomporre nell’interesse dei pazienti e che stranamente contrasta con la straordinaria “primavera di Praga” vissuta da tutta l’organizzazione della salute mentale a Benevento fino alla metà degli anni Novanta.
Per raccontare, dunque, “come eravamo” quando i politici non erano ancora entrati con invadenza nella nostra sanità; e “come vogliamo tornare a essere”, perchè questa catastrofica gestione “politica” sta accantonando sempre più quegli aspetti “tecnici” senza i quali non esiste cura, nè guarigione; è nato questo blog frutto dell’Associazione di familiari e amici dei sofferenti psichici “La Rete Sociale”.Un blog che denuncia i “diritti negati” dei malati mentali con l’intento di farli rispettare.
COME NASCONO
“I LENZUOLI BIANCHI”
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La prima volta che il nome SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) si è presentato con prepotenza alla ribalta della cronaca è stato a marzo 2009 quando pazienti e familiari, insieme a numerose associazioni di volontariato, al personale del Dipartimento di Salute Mentale di Benevento, al sindaco, a diversi politici, sindacati e cittadini di ogni estrazione sociale sono scesi in piazza indossando: “un lenzuolo bianco che evoca i fantasmi che si agitano nella notte della sofferenza; un drappo bianco che veste una folla “immateriale” di fantasmi rappresentata da quei malati mentali che si vorrebbe “sfrattare” dal SPDC di Benevento; un lenzuolo bianco come quello dei letti di contenzione manicomiali ai quali certe “riorganizzazioni sanitarie” rischiano di farci tornare”.
Questi alcuni degli slogan sui cartelloni portati in giro in muta processione lungo le strade della città per protestare contro la decisione di spostare l’unico reparto psichiatrico di emergenza di tutto il Sannio dall’ospedale Civile “Rummo”di Benevento a quello di Sant’Agata dei Goti: cioè, dal capoluogo di provincia – in posizione baricentrica rispetto al territorio e dotato di adeguati collegamenti con strade e mezzi pubblici – a un paese al confine tra Sannio e Casertano raggiungibile dalla maggior parte dell’utenza – per l’80% proveniente da Benevento, dall’Alto Tammaro e dal Fortore – solo con una strada tutta curve in almeno una o due ore di automobile.
Un’operazione tecnicamente poco sostenibile, giustificata come “riorganizzazione sanitaria” ma approvata con una legge regionale basata su carte che non tornano. La verità emersa durante la protesta, infatti, è che il SPDC anche se da decenni è ospitato nei locali dell’ospedale “Rummo” di Benevento, originariamente dipendeva dall’ospedale di Cerreto Sannita: ma non c’è nessun contratto che regolarizzi o dimostri l’avvenuto trasferimento. Certo, ci sarebbero i malati in carne e ossa a provarlo. Ma i “pazzi”, si sa, non fanno testo. Sta di fatto che nella riorganizzazione della sanità campana si decreta che l’ospedale di Cerreto venga chiuso e tutti i servizi trasferiti a Sant’Agata dei Goti: alludendo implicitamente anche al SPDC – che formalmente dipende ancora da Cerreto – ma senza specificare nel testo legislativo che il SPDC non sta più a Cerreto da anni, ma a Benevento. Così, senza dichiararlo in maniera manifesta – forse per evitare le proteste – se ne decreta discretamente lo spostamento.
Ma perché è così importante spostare questo piccolo reparto psichiatrico che conta in tutto 10 posti letto nel maxi ospedale di Sant’Agata dei Goti? Cioè nell’ospedale, per intenderci, finito a novembre per 2 volte su Striscia la Notizia perché nonostante sembri pronto per essere aperto, resta chiuso? Ebbene, pare che fra i motivi della mancata apertura ci sia anche il mancato spostamento del SPDC di Benevento. Nel senso che il business dell’ospedale di Sant’Agata, partorito in epoca di vacche grasse, ha visto la luce in periodo di vacche magre: cioè, di recessione, tagli alla sanità, crisi finanziaria della Regione Campania. Così, poichè mancano i soldi, per far funzionare Sant’Agata bisogna chiudere reparti e tagliare posti letto altrove. Questa, dunque, sarebbe la vera causa del trasferimento del reparto psichiatrico da Benevento a Sant’Agata: per far quadrare i conti. Una decisione, però, che fa a pugni con i requisiti del servizio richiesti dalla stessa legge regionale e che rischia di far saltare l’intero servizio psichiatrico pubblico nel Sannio: come si legge nella relazione del Comitato di Protesta contro lo spostamento del SPDC presentata alla stampa il 23 marzo 2009 ( vedi il testo nella pagina di questo blog dal titolo Documentazione e video) .
Una decisione che la protesta dei “Lenzuoli Bianchi” ha impedito: almeno finora, imboccando anche la strada della collaborazione con i responsabili sanitari per trovare soluzioni alternative.
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PERCHE’ QUESTO BLOG
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Durante l’estate, infatti, l’Asl di Benevento e i responsabili regionali della sanità avevano studiato soluzioni per risparmiare ugualmente ma senza tagli indiscriminati – come quello che avrebbe portato al trasferimento del SPDC – accogliendo anche alcuni suggerimenti dell’Associazione di familiari e amici dei sofferenti psichici “La Rete Sociale” ( autrice di questo blog ) nell’interesse degli utenti. I risultati di questa collaborazione si sarebbero dovuti vedere a breve in una serie di progetti concreti. Ma questa volta, involontariamente, è toccato alla mannaia della Giustizia tagliare le speranze per il SPDC: a novembre i vertici della Asl sono stati decapitati nel corso dell’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto i coniugi Mastella avviata dalla Procura napoletana. Così, in attesa di chiarire la posizione del direttore e del segretario generale della Asl, nonché del direttore del Dipartimento di Salute Mentale, l’Azienda sanitaria beneventana è stata commissariata.
Nuovamente, dunque, le luci della ribalta si sono accese sul reparto che a luglio aveva attirato l’attenzione della stampa per un’altra vicenda giudiziaria: quella del paziente-camorrista. Secondo le accuse ipotizzate dalla Procura Antimafia di Napoli, infatti, la struttura sarebbe stata utilizzata come comoda sede per il reato di “estorsione, aggravata dal metodo mafioso”: perché il criminale ricoverato, per “agganciare le vittime”, le avrebbe fatte venire “in visita” all’interno del reparto.
Ma per i malati e il personale il clima si è fatto pesante soprattutto dopo le dimissioni del malavitoso. Si è scatenato il putiferio, infatti, quando si è trattato di accertare chi lo aveva fatto ricoverare consentendogli di rimanere per oltre 2 mesi in un reparto dove di norma il ricovero non supera qualche settimana: e per di più in una camera singola, nonostante lo scarseggiare di posti letto nelle strutture pubbliche. Perché a quel punto accuse, minacce, intimidazioni sono volate nel reparto come frecce avvelenate determinando un clima conflittuale che contrasta con i requisiti di tranquillità ed efficienza che dovrebbe avere un simile luogo di cura. Mentre all’esterno, infatti, si è scatenato un bombardamento mediatico centrato sulle vicende giudiziarie, poco o nulla è emerso finora di quello che sta accadendo all’interno.
Ecco dunque una prima risposta all’interrogativo: PERCHE’ QUESTO BLOG.
Perché il diritto di ogni malato di essere adeguatamente curato, a Benevento rischia di diventare un “diritto negato”. E un’Associazione come la nostra ha il dovere, per statuto, di tutelare i diritti dei sofferenti psichici: in ogni modo. Anche ricorrendo ad un blog se questo è necessario per fornire una corretta informazione in grado di ristabilire quei principi di verità fondamentali per un servizio sanitario tecnicamente valido.
Una verità che questo blog vuole ricostruire con la collaborazione di tutti coloro che vorranno mettersi in contatto on line perché ne condividono le finalità.
E come si vede dalle altre pagine del blog, il fine è quelle di dare una mano a chi ne ha bisogno: fornendo qualche semplice informazione come nella pagina “SE TI SENTI STRANO”; qualche significativa testimonianza come nelle “STORIE DI ORDINARIA FOLLIA” ; qualche supporto via internet alla vita sociale con “LA BANCA DEL TEMPO” . Il resto lo farete voi scrivendoci : di tutto, senza problemi e tabù grazie alla protezione offerta dalla “rete”. E forse, così, potremo pubblicare qualche novità già dalla prossima puntata….


Il sito che ho visitato è veramente fatto bene anche io avendo partecipato alla protesta contro lo spostamento di psichiatria ho indossato quel lenzuolo e condivido pienamente i motivi che vi hanno spinto ad aprire tale blog
Grazie per avere creato questo sito. Oggi alla conferenza dove l’hanno presentato c’ero anch’io e sono davvero entusiasta del fatto che c’è un sito, qualcosa che parli della malattia mentale poco conosciuta ma sempre più diffusa. Finalmente la gente se si sente male, ( io sono una sofferente posso capire) ,potrà sapere cosa fare e a chi rivolgersi.
Grazie a te Clorinda : quello che hai scritto già ci ripaga dell’impegno che stiamo mettendo. E grazie soprattutto perchè hai saputo cogliere perfettamente il senso con cui lo facciamo.
Grazie a voi perchè molte persone così sapranno a chi rivolgersi. Ilsito l’ho dato a tutti i miei amici perchè se conoscono qualcuno a cui serve possono darglielo.
PERCHE’ IO ED I MIEI COMPAGNI NON ABBIAMO AVUTO ANCORA IL CONTRATTO DI LAVORO? CHIEDIAMO AIUTO ALLA RETE SOCIALE.
ALESSANDRO (SOCIO DELLA COOPERATIVA SOCIALE IL MOSAICO).