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24 giugno 2010
“No” tagli generici alla Sanità
“Sì” tagli agli sprechi
Ecco alcuni “numeri pazzi” degli sprechi nella Salute Mentale sui quali sarebbe interessante sapere che cosa ne pensa, per esempio, un organo come la Corte dei Conti o un giudice chiamato a giudicare quei dirigenti che consentono il dannoso protrarsi di ” pratiche assistenziali inadeguate “.
Una casa famiglia o gruppo appartamento per 5 o 6 utenti come quello messo in piedi dal DSM al penultimo piano di un condominio in una zona centrale di Benevento, costa 92.000 euro all’anno tutto compreso. Cioè, comprensivi di :
Utenze : euro 622
Personale: 55.417
Spese alimentari: 21.660
Canone di locazione dell’appartamento: 14.400
Ebbene se si raffrontano questi costi con gli 800.647 euro spesi annualmente per una Sir o “struttura residenziale intermedia” – una di quelle istituite subito dopo la chiusura dei manicomi come “struttura provvisoria” per raccogliere gli ex manicomiali, ma da noi divenuta impropriamente “definitiva” – ecco le cifre spese per ospitare dai 15 ai 18 pazienti nella SIR di Arpaise:
Utenze: euro 25.276
Manutenzione automezzi : 7.645
Personale: 117.633
Autista (in convenzione) : 23.055
Personale A.S.L. : 471.934
Servizio mensa: 94.608
Servizio pulizia, lavanderia, guardaroba: 60.463
“Numeri pazzi” come si vede perché rivelano a colpo d’occhio uno spreco di denaro pubblico che dopo un’analisi più attenta risulta anche maggiore: infatti, il divario fra le due soluzioni è in realtà ancora più ampio se si considera che la struttura di Arpaise è di proprietà della Asl per cui sul totale della spesa, non c’è la voce “canone di locazione” che pesa sulla casa-famiglia.
Ebbene, se i 15 pazienti finora ospitati nella SIR di Arpaise e costati a noi cittadini quasi 900.000 euro annui, fossero ospitati in altrettante case famiglia che costano ciascuna meno di 100.000 euro all’anno, ciò significa che quei 15 pazienti verrebbero a costare 300.000 euro all’anno: 600.000 euro risparmiate, cioè, per essere meglio utilizzate.
In particolare il grosso della spesa della Sir riguarda soprattutto personale medico e infermieristico che potrebbe essere meglio utilizzato per le terapie domiciliari o altri compiti più idonei, piuttosto che per la “custodia” di tipo manicomiale dei malati, inutile per la loro riabilitazione e per un reinserimento nella società. Soldi buttati, dunque, perché è dimostrato che la permanenza in una SIR non guarisce ma cronicizza la malattia, a differenza delle casa famiglia dove, a costo più basso, avviene la guarigione e il reinserimento nella famiglia di origine. Un esempio emblematico: Luigi, dopo 7 anni nella Sir di Arpaise passati a far nulla e portando il “pannolone” , dopo 1 anno in casa famiglia, non solo ha perso abitudini come questa dettata dalla noia e dall’abbandono, ma è in grado di fare la spesa, cucinare, tenere a posto la propria stanza, seguire un corso di computer e fra qualche mese, riabilitato, potrà tornare a vivere in famiglia, lasciando libero così il suo posto per un nuovo utente da riabilitare. Luigi, insomma, che fino all’anno scorso si aggirava come uno “zombie” senza prospettive di futuro, oggi è un simpatico, allegro, brillante giovane in cerca di fidanzata come tanti altri della sua età.
E lo stesso vale per Franco: anche lui a lungo paziente della Sir di Arpaise è rinato da quando è andato a vivere nella casa famiglia di Benevento. E ora aspetta speranzoso che il sindaco di Apollosa gli riconosca il diritto di avere in uso un monolocale per tornare a vivere nel suo paese, come prevede la legge.
Ecco dunque 5 domande che meriterebbero una risposta:
1) Cronicizzazione della malattia (e quindi aumento continuo di malati) ad alti costi nella SIR; guarigione e reinserimento nella società (quindi turn over) a basso costo nella casa famiglia: secondo voi quale dovrebbe essere la scelta di un “sano di mente” preposto a gestire la sanità pubblica rispettando le linee guida regionali che indicano chiaramente il percorso da seguire?
2) Per il rispetto delle linee guida regionali che spingono all’adozione di case-famiglia si batte oggi la nostra associazione “Rete sociale” sostenuta da gran parte del personale e dai dirigenti del Dipartimento di Salute Mentale: ma chi, allora, all’interno della Asl rende difficile seguire questo percorso?
3) A seguito di un allagamento, la SIR di Arpaise è stata provvisoriamente spostata a Sant’Agata dei Goti: ebbene, chi sta utilizzando le lungaggini burocratiche ed altri ostacoli per rendere arduo il trasferimento dei pazienti in case famiglia (alcune subito utilizzabili come quella di Puglianello) è consapevole solo di rimborso-spese benzina e costi di trasferta al personale dirottato a Sant’Agata, il costo mensile aggiuntivo alle cifre riportate è di 4.000 euro?
4) Ma c’è di più: se il direttore del Dipartimento Lucio Luciano ha chiaramente dichiarato fra gli obiettivi da raggiungere la dismissione graduale delle Sir e la loro sostituzione con gruppi appartamento e case famiglia, chi all’interno della Asl ha impegnato una cifra di circa 130.000 o 140.000 euro per ristrutturare in fretta e furia la Sir di Arpaise destinata a rimanere vuota, anziché tenere conto di esigenze prioritarie come quella di riparare strutture utilizzate a pieno ritmo quali, per esempio, il centro di Puglianello che necessita di lavori urgenti per evitare continui allagamenti?
5) Ma mettendo innanzitutto al primo posto la salute del paziente: chi restituirà a persone come Luigi o Franco gli anni perduti nella Sir di Arpaise? Se oggi, nonostante le conoscenze acquisite in psichiatria e le leggi – come quelle obiettivo regionale e nazionale – che impongono di tenerne conto, molti giovani “recuperabili” rimangono parcheggiati per anni nelle Sir, non si può ravvisare in chi non interviene un comportamento “omissivo” che consente il colpevole protrarsi di “pratiche assistenziali inadeguate”?



